Unzione degli infermi
19 giugno 2026
Fotografie V. Gorza
Omelia
Oggi la Chiesa ci raduna attorno a coloro che portano il peso della malattia, della fragilità e dell'età avanzata. Lo fa con un gesto antico e sempre nuovo: l'Unzione degli Infermi. Non è un rito che parla della fine, ma un sacramento che parla della vicinanza di Dio, della sua compassione e della sua forza che sostiene.
Il Vangelo ci presenta un'immagine semplice ma ricca di significato. Gesù invia i Dodici in missione, e l'evangelista Marco racconta che "ungevano con olio molti infermi e li guarivano". L'olio, nella Bibbia, non è un rimedio soltanto materiale. È il segno della presenza dello Spirito Santo, dell'amore di Dio che consola, fortifica e dona speranza.
La prima cosa che questo brano ci insegna è che la cura dei malati appartiene al cuore stesso della missione della Chiesa. Gesù non manda i suoi discepoli soltanto a predicare con le parole, ma anche a prendersi cura delle persone ferite nel corpo e nello spirito. Il Vangelo si annuncia anche con una mano che sostiene, con una visita, con un ascolto paziente, con una presenza fedele accanto a chi soffre.
Noi viviamo in una società che spesso misura il valore delle persone in base all'efficienza, alla produttività, alla salute. Quando queste vengono meno, si rischia di sentirsi inutili o dimenticati. Gesù, invece, guarda proprio a chi è più fragile. Egli non si allontana dal dolore umano, ma vi entra con amore. Ogni malato è prezioso ai suoi occhi; ogni sofferenza è raggiunta dalla sua misericordia.
L'Unzione degli Infermi non promette automaticamente la guarigione fisica. Talvolta il Signore concede anche questo dono, ma il miracolo più grande è la pace del cuore, la forza per affrontare la prova, la certezza di non essere soli.C'è poi un altro aspetto importante. Marco racconta che erano i discepoli a ungere gli infermi. Questo ci ricorda che nessuno si salva da solo. La comunità cristiana è chiamata a farsi vicina ai suoi membri più fragili. Ogni visita, ogni telefonata, ogni gesto di attenzione diventa un riflesso della tenerezza di Dio. Una parrocchia è veramente evangelica quando nessuno viene lasciato solo nella malattia.
E vorrei rivolgermi in modo particolare a voi che oggi riceverete questo sacramento. Forse vi domandate quale sia ormai il vostro posto nella Chiesa. Il Signore vi risponde che la vostra vita ha ancora una missione preziosa. La vostra preghiera, vissuta nella prova; la pazienza con cui affrontate le difficoltà; la fiducia che continuate a riporre in Dio sono una testimonianza silenziosa ma potente. La vostra sofferenza, unita a quella di Cristo, diventa una sorgente di grazia per tutta la Chiesa. Anche noi, familiari, operatori sanitari, ministri straordinari della Comunione e membri della comunità, riceviamo oggi un invito. Siamo chiamati a diventare strumenti dell'olio della consolazione: persone che non hanno paura di avvicinarsi a chi soffre, che sanno ascoltare senza giudicare, che sanno condividere il peso degli altri.
Fra poco l'olio santo sarà posto sulla fronte e sulle mani di coloro che riceveranno il sacramento. È un gesto semplice, ma racchiude una promessa immensa: il Signore non abbandona i suoi figli. Egli li accompagna, li sostiene, li benedice e dona loro la forza del suo Spirito. Affidiamoci allora a Cristo, il medico delle anime e dei corpi. Chiediamogli non soltanto la salute quando è secondo la sua volontà, ma soprattutto un cuore pieno di speranza, capace di riconoscere che il suo amore è più forte della malattia, della paura e perfino della morte.
Maria, Salute degli Infermi, ci accompagni con la sua materna intercessione e ci insegni a rimanere sempre vicini al suo Figlio, sorgente di ogni consolazione.
2026-07-20