Pensieri e commenti

by Autori Vari

Ogni articolo del blog nasce per stimolare riflessioni. Molti lettori, dopo aver letto, sentono il desiderio di condividere impressioni, emozioni o pensieri. In questa sezione raccogliamo le loro parole: è qui che le esperienze si incontrano, le idee si ascoltano e le prospettive si arricchiscono.

Commento
Nel Vangelo di oggi, Marco (Mc 6,7-13), Gesù ci invita all'esodo, al metterci in cammino vivendo la "precarietà della strada"..., ci invita al riconoscerci poveri tra i poveri, al sentirci nudi di noi stessi, ma vestiti da una promessa salvifica. Gesù ci invita al saper sostare con gli altri evitando continue "fughe in un'altrove" per colmare, illusoriamente, il "vuoto di Dio". Chiediamo al Signore la grazia della sua presenza in noi e allora i nostri passi saranno leggeri, perché sospinti da un vento che sempre rinnova il sogno di Dio: la salvezza di ogni essere umano.


Commento
Come dice Recalcati, bisogna saper ereditare e su questa base, aggiungere il nostro slancio innovativo.


Riflessione
Nel Vangelo di oggi (Mc 6, 1-6) vediamo Gesù che non viene riconosciuto dai suoi. Quando gli altri da noi escono fuori dai nostri cataloghi personali, ecco che tendiamo a non volerli riconoscere. Il "fuori programma" ci spaventa perché ci destabilizza. Allora il rifiuto è il meccanismo che mettiamo in atto, chi più chi meno, per ovviare ad un sentire straniero che fa paura.


Commento
Il Signore è con noi nelle tempeste della nostra vita. Chiediamogli la grazia di avere occhi e cuore per accorgerci della sua confortante presenza.


Riflessione
Certi dolori possono essere "utili", se non ci schiacciano, se abbiamo la possibilità di elaborarli, e allora diventano una via preziosa per una maggiore empatia verso l'altro e quindi vicini a quella straordinaria capacità di "saper restare".


Riflessione
IN FESTA

“In festa” è la lettera per l’anno pastorale 2025-2026 scritto da Derio Olivero (Cuneo, 17 marzo 1961), vescovo di Pinerolo dal luglio 2017. Pinerolo (Torino), fiorente comune di circa 35000 abitanti, ai piedi delle Alpi Cozie, è la “porta naturale” di molte valli. Una di queste valli è la “Val Chisone” dove trascorro, da anni, le mie estati tra le amate montagne. Ho avuto così l’occasione di conoscere Derio, in occasione del pellegrinaggio diocesano annuale ad Oropa ed, in particolare, delle celebrazioni festive ed incontri nei diversi paesi montani delle valli del pinerolese. Libri, conferenze, omelie, lettere pastorali… sono stati per me occasione di profonde riflessioni. Mi ha colpito il titolo “In festa” della lettera pastorale di questo anno. Come si può parlare di “festa” in un tempo difficile, segnato da difficoltà economiche e dalle guerre? Lo capiremo, ascoltando, con la mente ed il cuore, le parole proprie di Derio e, così, forse, potremo credere, anche noi, che “Dio ha un chiodo fisso in testa: la festa”. Iniziamo a riflettere su quattro verbi che per Derio caratterizzano ogni “festa”:
“Scoprire, impastare, arare, condire”
Credo sia utile ricordare i brani biblici a cui la lettera fa riferimento: Mt 13,44 “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Mt 13,45-46 “Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”. Mt 13,33 “Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata”. Mt 13,3-9 “Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». Mt 5,13 “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente”.


Riflessione
SCOPRIRE, IMPASTARE, ARARE, CONDIRE

Caro amico, cara amica, ora desidero soffermarmi con te a riflettere su quattro verbi che sono elementi fondamentali della festa.
  1. Il primo verbo è “scoprire”.
    Nel vangelo ci sono due parabole che raccontano di due persone che scoprono qualcosa di prezioso, che cambia le loro vite. a) Il primo è un contadino (Mt 13,44). Un giorno va ad arare. È una giornata come mille altre. Esce di casa con l’intento di fare il suo lavoro. Non si aspetta nulla di particolare. Non ha inquietudine, domande, ricerche particolari. Inizia ad arare. Suda sotto il sole, tiene saldo l’aratro con le sue robuste mani. Ad un certo punto l’aratro tira su una cassa, un forziere, con un enorme tesoro. Non cercava tesori, resta strabiliato. Quella scoperta inaspettata gli cambia l’esistenza. La parabola racconta che nella nostra quotidianità è nascosto un tesoro. Non si vede. Noi ariamo, piantiamo, innaffiamo, raccogliamo, fatichiamo. Non ce ne accorgiamo. Il tesoro è lì, nascosto. La festa può diventare la bella occasione per scoprirlo. L’aratro si incaglia, si ferma. Sospendiamo il lavoro. Cambiamo ritmo. Facciamo festa e, piano piano, ci sorprende un tesoro, una Presenza. Che ci precede, perché era già là, nel campo, nell’ufficio, in cucina, a scuola, in auto. Nel lavoro quotidiano. Vicinissimo. In sua compagnia ripartiamo, ricchi della sua presenza. b) La seconda parabola ci parla di un mercante di perle (Mt 13,44-45). Lui è quotidianamente alla ricerca di perle preziose. Vive in ricerca, con gli occhi ben aperti. Curioso, sa apprezzare le cose belle, riconosce le cose preziose. Un giorno, dentro questa sua ricerca, trova una perla di grande valore. Gli cambia la vita. La parabola ci invita ad essere in ricerca, inquieti, curiosi. A non fermarci in superficie. Cercare davvero ciò che vale nella vita. Approfondire, riflettere, indagare, meditare, pregare. Tale ricerca ci fa scoprire la preziosità della vita. Tutti i giorni sono pieni di perle preziose, se le sai riconoscere. Il giorno di festa, se sai cercare bene, ti sorprenderà rivelandoti una perla di inestimabile valore.
  2. Il secondo verbo è “impastare”. br /> Gesù racconta la parabola della donna che mescola il lievito con la pasta finché diventa tutta lievitata (Mt 13,33). Il lievito è importante, ma se non incontra la farina rimane inutile. La farina è importante, ma se non si mescola con il lievito non accade il prodigio del pane. Resta importante ed immangiabile. Nella società attuale abbiamo la farina e il lievito. Ma rischiano di stare separati. Da un lato la “farina”, la nostra vita concreta (fatiche, lavoro, incontri, affetti, pensieri…) e dall’altro la fede (Dio, la sua Parola, la Messa). La vita, da sola, rischia di non lievitare: resta senza senso, senza destinazione. Rischia di essere una condanna, più che una benedizione. Insapore, difficile da “trangugiare”. Il lievito “da solo” rischia di essere inutile, distante, a parte. Abbiamo bisogno di “impastare” la fede con la farina della quotidianità. Ecco la festa. Un tempo per impastare. In questa luce pensa alla “potenza” della Messa: portiamo la farina perché venga impastata. E riceviamo pane. Riceviamo una vita lievitata dall’ascolto della Parola e dal dono dello Spirito. Una vita dilatata.
  3. Il terzo verbo è “arare”. br /> Nella parabola del Seminatore si racconta l’azione di Dio. Il suo “contributo” è il seme. Cade sul terreno. Ma se rimane in superficie, se non penetra, non succede nulla. Il seme resta un granello pieno di vita, ma non produce. La terra resta un elemento pieno di potenzialità, ma non genera. Si devono incontrare. La terra deve lasciarsi incontrare, fecondare. Quindi deve essere arata, preparata, aperta, rivoltata, ossigenata. Così è la nostra vita. Rischia di chiudersi in una sterile autosufficienza. Si ripiega su se stessa. Spesso, presi dall’organizzazione, dalle scadenze, dagli orari, dalla fatica, ci chiudiamo in noi stessi, ci spremiamo. Il soffitto si chiude e noi guardiamo i piedi. Sopravviviamo. Con il fiatone, curvi sotto lo zaino troppo pesante. Sopravviviamo. Incapaci di alzare lo sguardo. Incapaci di lasciar emergere i desideri più profondi: di gioia, di amore, di giustizia, di comunità, di senso. Diventiamo un terreno sempre più arido, sempre più duro. Una macchina che funziona più che un cuore che respira. Abbiamo bisogno di feste che vengano ad arare la nostra esistenza. Un pasto insieme per risvegliare il desiderio di affetto; un gioco per risvegliare il desiderio di gioia; un rito per risvegliare il desiderio di trascendenza. I gesti della festa possono essere una feconda aratura per farci aprire all’incontro con il Seme. E tornare a fiorire, a generare vita.
  4. Il quarto verbo è “condire”. br /> Il vangelo ci parla del sale (Mt 5,13). I cibi sono nutrienti anche senza il sale. Ma sai bene che un piatto di spaghetti senza sale è “difficile” da mandare giù. Il sale non cambia gli alimenti, ma “tira fuori” il sapore dagli alimenti. Li potenzia, tira fuori le loro potenzialità. Li rende veri. La festa è il tempo del condimento. L’incontro con il Sale dona sapore ai nostri giorni. Entriamo nella festa per lasciar “tirar fuori” le nostre potenzialità. Perché la vita diventi saporita, con i sensi accesi, con i desideri accesi. Il compito per noi oggi è proprio questo: vivere le feste alla luce di questi quattro verbi. Vivere le domeniche, Natale, Pasqua… con la voglia di scoprire un Tesoro, impastare la vita con il Lievito, condire le giornate con il Sale, arare la quotidianità. È un impegno. Ma è soprattutto un dono. Infatti il primo ad impegnarsi in questa impresa è Dio. Lui desidera rivelarsi come tuo Tesoro, cerca di far lievitare-dilatare la tua vita, non smette di penetrare nel tuo terreno, cerca di condire la tua vita con il suo Spirito.


Preghiera
Che il Signore, che è oltre tutte le nostre proiezioni, ci aiuti a trasformare le nostre personali sofferenze in occasioni di crescita.


Riflessione
Certi dolori possono essere "utili", se non ci schiacciano, se abbiamo la possibilità di elaborarli, e allora diventano una via preziosa per una maggiore empatia verso l'altro e quindi vicini a quella straordinaria capacità di "saper restare".


Riflessione
Sto rileggendo "Un giorno questo dolore ti sarà utile" di Peter Cameron. Ha toccato corde profonde della mia vita... dolori che riaffiorano. Certi traumi sono come grumi così compatti, difficili da elaborare. A volte basta un ricordo improvviso, uno stimolo, apparentemente banale, che tutto emerge e mi invade come se il tempo non fosse trascorso. Allora si sopravvive facendo uno slalom continuo e sfibrante. Ricordavo solo alcune parti del libro, non a caso la rimozione ha avuto maggior campo. Come riappropriarsi dei nostro vissuti dolorosi senza "lasciare la zampa nella tagliola"?


Riflessione
Buongiorno don, che la luce di Colui che illumina i nostri personali percorsi ci guidi a dare il meglio di noi stessi. Che il suo immenso abbraccio lenisca i tanti, troppi cuori abbandonati ai venti della vita e agli egoismi umani. Preghiamo perché abbiano a finire le violenze nel mondo e le piccole grandi violenze che, ogni giorno, infliggiamo a noi stessi e, spesso a nostra insaputa, agli altri da noi.


Riflessione
I magi non si misero in cammino perchè avevano visto la stella, ma videro la stella perchè si erano messi in cammino (S.Giovanni Crisostomo)


Commento
Che la luce prodigiosa della stella che è l'espressione del nostro desiderio di senso, illumini il nostro cammino e, mettendoci in relazione con le nostre fragilità, ci porti a scoprire chi si è fatto piccolo tra i piccoli per venirci incontro: quale amore può essere più grande...


Commento
Grazie don Aurelio! Augurio più che mai gradito, gli attacchi quotidiani mirano a distruggere la speranza. A volte ci si sente proprio "sotterrati", "al buio", "senza aria" e quindi afflitti. Questo è l'habitat necessario ad un seme perché porti frutto, ma ci manca la capacità di vedere secondo Dio!
Cerchiamo di sfuggire alla Mano Sapiente che "ci lavora" quando dovremmo solo fidarci e ringraziare . Guardando la croce puoi vedere morte o Vita. Perciò è proprio lo sguardo ad essere decisivo. Grazie ancora!


Riflessione
Gesu' Bambino ci doni la capacità di vedere il germoglio, quello vero, carico di Vita e portatore di speranza che Isaia (11,1) intravede spuntare da un legno apparentemente secco, capace solo di bruciare.
E' questo anche il mio sguardo che quotidianamente coltivo nel servire la chiesa oggi. Auguro un sereno e santo Natale

Don Aurelio


Riflessione
In questo tempo pieno di rumore e di feste abbiamo bisogno di un po' di deserto. Il silenzio serve a creare spazio, quasi a creare un posto vuoto, povero come una stalla, dove Dio potrà venire a trovarti, a farti compagnia, a camminarti a fianco, leggero. (Fra Giorgio Bonati)


Preghiera
O santa Lucia, fa che il Signore sia sempre la luce dei nostri occhi perché possiamo guardare ogni cosa come la vede Dio. Donaci la vista della fede per riconoscere la bellezza del creato ed impegnarci a conservarla, secondo il volere del Padre. Amen


Commento
Che la luce del Signore illumini il nostro cammino!


Riflessione
Prendo in prestito un'opera di Giacometti "Le chien" (scultura in bronzo) perché in questi inizio giornata mi evoca la fatica della ricerca. Giacometti cercava una perfezione della figura e arrivava letteralmente all'osso. Penso a quanto, a volte, una ricerca dell'Assoluto possa passare attraverso una continua spogliazione che ci porta ad accorgerci che il Signore è sulla porta di casa ad aspettarci.


Commento
Senza rimanere prigionieri nelle nostre vicende umane che ci fanno ripercorrere sempre le medesime strade, per lo più nefaste. Il Signre ha il potere di "rompere i nostri personali dischi rotti per liberarci da un passato che ci imbriglia e ci indica di non rifugiarci in un futuro illusorio. Siamo qui, adesso. Affidiamoci a Colui che sa trasformare qualunque vicenda umana in un evento illuminante e creativo.


Commento
Auguriamoci reciprocamente di fare spazio dentro di noi perché il Signore, che sempre viene, ci trasformi in strumenti di una pace sempre nuova.


Commento
Aiutaci Signore a liberare i nostri cuori dai rimpianti per un passato oramai trascorso. Aiutaci, Signore a liberarci dalle ansie poste nel futuro per vivere in quell'eterno presente dove tu dimori e dove tu operi il miracolo del "ecco, Io faccio nuove tutte le cose". Nella dissipazione delle nostre vite, perdiamo il contatto con Te, fonte delle fonti. Che la tua luce illumini il nostro cammino della consapevolezza che l'io sono è dentro ognuno di noi.


Commento
Sai, mi viene alla mente la poesia "I limoni" di Montale. "Il nodo da disbrogliare", "l'anello che non tiene", "l'errore di natura", che porterebbero, per Montale, all'apertura di una verità.


Commento
Quando saremo capaci di rinunciare alla nostra "idea di Dio", che spesso porta ad un pensiero di delusione, allora, ecco, il Signore si manifesta nelle pieghe più recondite della nostra vita e porta luce nei nostri "angoli bui".


Riflessione
Nel momento dell’estremo dolore, cosa ci sostiene davvero? La parabola del buon samaritano ci mostra che, nella fragilità, ragione ed emozioni non bastano: la ragione constata i fatti ma non libera dal dolore, le emozioni avvertono la sofferenza ma non la trasformano. Gesù ci parla di un “terzo”: lo straniero che ci abita, la grazia di Dio. È una forza più grande di noi, che muove il cuore alla compassione e ci dona pace anche nella sofferenza. Non elimina il dolore, ma ci fa sentire che non siamo soli. Il Signore si fa carico di noi e ci manda il consolatore, che ci rende capaci di misericordia. Solo chi gli fa spazio dentro di sé diventa prossimo e consolazione per gli altri. Ragione e sentimento da soli possono ingannarci; è Dio dentro di noi che sa prendersi veramente cura.


Riflessione
Ricordo i momenti dolorosi in cui la malattia mi ha travolta. In quel tempo mi sono affidata alla Vita, al Signore, e da dentro di me è emersa una “forza straniera”, inattesa e più grande di me. La malattia si è trasformata in un varco di apertura, in un’occasione di misericordia verso chi soffriva. Ho compreso che il non sentirsi soli è la prima vera cura.


Riflessione
Gesù non è venuto per compiacere il mondo con miracoli spettacolari, ma per donarci segni che rivelano il senso della sua missione. Le folle cercavano prodigi, ma Lui ci ha mostrato la logica di Dio, diversa da quella del mondo. Il mondo desidera potere, prestigio e successo; Gesù invece ci insegna che la vera felicità nasce dall’umiltà e dal dono di sé. Guarisce non solo i corpi, ma i cuori induriti, liberandoli dall’immobilità e riportandoli sulla strada dell’amore. “I piccoli entreranno nel regno dei cieli” dice il Signore. Solo chi si fa umile può passare attraverso la porta che è Cristo. Alla samaritana Egli promette: “Ti darò un’acqua che ti disseterà per sempre”. È questa l’acqua viva che sostiene la nostra fede e ci guida verso la vita eterna.


Riflessione
Interessante questo suo discorso sulla scelta che viene da Dio e quella che viene dal mondo. Gesù fa scelte impopolari... Gesù opera dei segni non miracoli... i miracoli soddisfano il mondo, ma Lui ha operato segni che significassero il perché Lui è venuto nel mondo. Le folle si aspettano prodigi, e noi?
Cosa ci aspettiamo noi? Miracoli? Dio non è venuto per togliere il dolore, Lui stesso ha provato dolore, e molto... Gesù è venuto perché, attraverso il dolore, noi tutti, potessimo comprenderne il significato. Gesù non è venuto per ridare la vista ai ciechi, ma per farci vedere, tutti, qual'è l'ottica con la quale dobbiamo guardare alla vita e che non è l'ottica del mondo. Il mondo vuole fama, prestigio, potere, denaro, successo... Gesù muore a questo mondo per dirci che la vera felicità va contro le logiche di questo mondo. Gesù guarisce il paralitico per liberarlo dalla sua immobilità che non è solo quella del corpo... ma è quella di un cuore che ha perso sensibilità, di un cuore indurito, di un cuore insensibile, di un cuore che ha perso la strada che Lui ci ha mostrato, con la sua vita. "I piccoli entreranno nel regno dei cieli..." dice il Signore.
Chi si fa grande per le logiche del mondo e troppo ingombrante per passare attraverso la porta.. Dice il Signore, "Io sono la porta, chi passa attraverso di me avrà la vita eterna". Ecco perché dobbiamo essere piccoli. Gesù non è venuto a togliere la sofferenza. Lui stesso ha sofferto...
Gesù è venuto perché lo riconoscessimo e perché anche attraverso la sofferenza non perdessimo la strada e continuassimo ad avere fede in Lui che ci ha mostrato la logica di Dio e non quella del mondo, che potrà sembrare soddisfacente, al momento, ma che è destinata a finire. Dice Gesù alla samaritana giunta al pozzo: Io ti darò quell'acqua che ti dissetera' in eterno.


Riflessione
L'uomo di oggi sembra affidarsi, almeno alla luce del sole, alla tecnologia e alla scienza in generale, unici paradigmi a cui riferirsi per garantire una certa qualità della vita. Lo spazio del sacro spesso viene rifiutato oppure ridicolizzato e quindi ridotto. Per tutto c'è un prezzo: l'analfabetismo sacrale produce guasti terribili. Quando i casi della vita portano la persona a farsi particolari domande, non trova giuste risposte. Il pensiero di Maritain, legato alla visione dell' "umanesimo integrale" potrebbe dirci molte cose. Maritain è stato un grande visionario che ha descritto profeticamente i guasti della società odierna di cui, ai suoi tempi cominciavano le avvisaglie.


Commento
Tu ci guarisci dalla paralisi del cuore con parole che aprono scenari di speranza...


Commento
"Zaccheo fu guardato e vide". Lo sguardo di Gesù apre il cuore di Zaccheo e gli dona una intelligenza nuova.


Riflessione
(Lc 21,8) - "Guardate di non farvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: "Sono io... Non seguiteli". Tutti noi aspettiamo un mondo nuovo, per cui è facile andare dietro a chi ci prospetta un mondo diverso da quello attuale, ma ciò che viene annunciato è spesso fatto solo di slogan, più o meno validi. Ricordiamo che le ideologie si distorcono sempre contro l'uomo. Abbiamo poi la Scienza e la Tecnica che hanno pervaso ogni aspetto della nostra vita, talvolta condizionandola. Non confondiamo inoltre il mondo nuovo con le "ultime mode", proposte da coloro che utilizzano i Social e fanno passare certe morali contrarie al Vangelo, come cose buone. Il monito di Gesù a non lasciarci ingannare da falsi profeti è quanto mai attuale.


Riflessione
(Lc, 19,1-10) - Molto bello il Vangelo di oggi. Fa pensare: mi faccio trovare dove Gesù passa? A volte, presi dai nostri vari affaccendamenti, ci troviamo altrove rispetto al Signore. Nella confusione, che ci puo' pervadere, abbiamo perso il contatto con la "vite..." Ecco, Gesù ci dà un'indicazione, una traccia che ci porta alla conquista di un tesoro inestimabile: l'incontro con il suo cuore. Gesù valorizza le nostre differenze: ci chiede quello che possiamo dare... per Lui, siamo tutti figli unici questo ci rende preziosi. Zaccheo, collaborazionista del popolo invasore, non fa differenze nell'esigere le tasse: le persone per lui rappresentano una massa anonima da mungere. Gesù lo chiama, chiama proprio lui che piccolo com'è, deve salire sull'albero di sicomoro per vederlo, spinto da una curiosità che si dimostrerà salvifica. Siamo tutti Zaccheo? Riconosciamo le nostre piccolezze? Ci poniamo sul sentiero dove passa Gesù? Se ci faremo trovare sulla Sua strada, allora ci riconoscerà e dimorerà presso di noi, nel nostro cuore.


Riflessione
Luca ci indica la possibilità di essere ascoltati e accolti nelle nostre preghiere. Gesù ci mostra la strada:" continuate a bussare e vi sarà aperto". La perseveranza, figlia di una fede radicata "nella parola" ci aprirà le porte del regno già in questo mondo. "La tua fede ti ha salvato", dice Gesù al paralitico... Gesù, aiutaci a svuotarci da tutto il ciarpame religioso, dal cercare di conservare invece che rinnovare, poiché come continuamente ci dice: "Io, faccio nuove tutte le cose "


Riflessione
Signore, aiutaci ad allontanare gli ostacoli che si frappongono fra noi e il cielo, perché il rischio di attaccarci, come la moglie di Lot, al nostro piccolo orticello è pericolosamente alto. Signore, rendici capaci di quelle domande che aprono sipari e non di quelle risposte che chiudono la vita in una stanza asfittica. Viviamo in un'epoca sempre più auto-centrata, priva di profondità che ci rende miopi rispetto ad un mondo in fiamme. Dove sta il nostro cuore? Come ai tempi di Mosè e ai tempi di Lot, mangiamo, beviamo, prendiamo moglie, marito. Il nostro cuore è pesante, Signore. Che, col tuo santo aiuto, possiamo dispiegare la nostra vita, possiamo aprire alle domande che come finestre benedette ci possano preparare un terreno fertile per le generazioni che verranno.. Che le nostre vite, lavate da ogni forma di dissipazione autocentrata, ci aprano ad una consapevolezza tale da puntare verso orizzonti carichi di cielo... Poiché tutti noi siamo fatti anche del cielo della speranza.


Riflessione
Il Vangelo di Luca, ci porta a svelare un segreto salvifico, ovvero che chi sa tornare indietro, operando "un fuori programma", non previsto da una legge conformista, ma dalla legge del cuore, sarà veramente salvato nell'anima. Gli altri 10 lebbrosi si attengono alle regole prestabilite, ma solo uno torna indietro a ringraziare Gesù. Ecco un fuori programma che contatta il vero messaggio salvifico, e sa andare al di là delle regole a compiere un atto spontaneo di gratitudine e va al cuore della situazione. Gesù è l'uomo dell'eccesso, la sua logica si esprime nel "di più". La vera guarigione è nella capacità di andare oltre e comprendere il vero messaggio che il Signore ci propone: saranno salvati non i figli della regola. Ma chi, per Amore, saprà andare oltre la regola per recarsi nel terreno del "di piu", nel terreno dell'eccedenza, nel terreno di chi, non sminuendo la regola fissa e contenitiva, sa librarsi nel territorio "forestiero" dell'amore che non ha bisogno di essere normato per donarsi. )


Riflessione
Il Vangelo di Luca (Lc 17,20-25), presenta "la domanda delle domande": quando verrà il tuo regno, Signore? Dov'è la "terra promessa" da te annunciata? Ecco, dice Gesù: non cercatemi nella solitudine della folla, che si aspetta segni prodigiosi perché svuotata del senso profondo della vita che Io Sono; essa si farà abbagliare da questo e da quel maestro, ma io vi dico, non sarà mai saziata! Lasciate aperta la porta del cuore e Io entrerò in voi. Le vostre mani saranno le mie quando vi prenderete cura dell'ammalato, i miei piedi saranno i vostri quando percorrerete un lungo tratto di strada per soccorrere la vedova che ha perduto il suo unico figlio e, nello spazio silenzioso del cuore la accoglierete. E poi vi dico: mi troverete nel pianto di un bimbo, nel ramo che saluta la cara foglia nell'autunno della vita. Sarò negli occhi lattiginosi dell'anziano che cercherà il vostro sguardo nella speranza di un sorriso. Ecco, Io torno al Padre, ma sarò sempre con voi e se mi portate nel vostro cuore non sarete mai soli.


Testimonianza
Nuova chiesa: è stato un momento bello e significativo che ti sei meritato dopo tanti anni di lotte, sacrifici, preoccupazioni e costanza.


Testimonianza
Caro Don Aurelio, grazie per questa bellissima condivisione dei tuoi meravigliosi ricordi dei doni che hai ricevuto. Prego per te la Madonna del Rosario, ricordati anche di me nelle tue preghiere.


Commento
Fagocitati dal mondo, finiamo per diventare burattini o scarafaggi.


Commento
Manca l'educazione alle giovane generazioni sui rischi e questo spetta in primis alla Chiesa (e a noi). Sono cose più gravi di quanto si possa immaginare...


Riflessione
La ringrazio Don Aurelio per avermi resa partecipe ... Quanti ricordi, quanti volti, quante storie nella storia dell edificazione di questa nuova. Chiesa. Immagino l'emozione a distanza di 20 anni. Il Signore ha compiuto meraviglie e ha trovato in lei uno strumento docil. Il mio augurio, che continui ad esserlo perchè Rapallo ha bisogno di altre meraviglie. Un abbraccio forte, Dio la Benedica e la Vergine Santa vegli su di lei.


Commento
Bisogna vivere il tempo della vita terrena in prospettiva dell'eternità. Il senso della vita non sta nel cumulo di cose da fare o da avere ma nel rapporto con Dio e con il prossimo.


Commento
Molto bello: abbiamo tutti paura della morte, solo nella fede crediamo che la morte ci apre alla Vita e Gesù ci aspetta e ci aiuta nel passaggio. Abbiamo tanto bisogno del perdono ma Papa Benedetto XVI ci ha rassicurati che Gesù brucerà i nostri peccati e noi saremo Nuovi.


Riflessione
Gesù, il Maestro per eccellenza, è mosso , non da un bisogno di approvazione, non dipende dal numero di like... Gesù, come dice qualcuno, è fuoco che brucia di passione e non può che infiammare molti.... Purtroppo, in questi "magri" di prosecuzione di un messaggio così appassionato, tanti si allontanano sempre più da una chiesa sempre più svuotata della passione contagiante di Cristo... Che sogna per tutti , non la mercificazione di dottrine obsolete, ma la freschezza di un vangelo, sempre nuovo che catturi, che infiammi i cuori e trasformi la persona " a nostra immagine e somiglianza"...


Commento
Si, credo che noi siamo pieni dell'amore di Dio e, se solo teniamo aperta la finestra del cuore, possiamo sentirne l'immensità... Noi siamo fatti per la vita, noi siamo fatti per amare e per scoprire che l'amore supera il cancello della vita...


Commento
Molto bello lo scritto sull"evaporazione del padre". In una società dove vige il dictat dell'eterna giovinezza, sembra che pochi padri vogliano assumersi la responsabilità di essere "porta", guida, autorevolezza che fa sentire i figli contenuti e non contenitori di malesseri e di fragilità.


Preghiera
Signore, Senza di te sono un guscio vuoto. Senza in tuo Santo Spirito, sono un'anima in pena che cerca continui riempitivi, continue rassicurazioni, continui rispecchiamenti... Signore, Aiutami ad essere integra, perché diverse parti di me possano incontrarsi, sorridersi, darsi la mano, abbracciarsi. Signore, Quando mi fai visita, mi sento forte, lucida, consapevole, amorevole.. Tu che ami incondizionatamente perché sei Amore, la Grande Anima che tutto contiene, mantieni in me la coscienza e il cuore pulsante di questa mattina, affinché possa accoglerti e portarti nel mondo. Che possa, col tuo prezioso aiuto, scorgere nelle avversità della vita, l'opportunità per crescere e diventare quello che tu sogni per me. Grazie Signore per il tuo immenso amore , che La mia piccola mente ed il mio piccolo cuore non potrà mai cogliere pienamente in questa preziosa vita. Come dice S. Agostino, osservando un bambino giocare sulla spiaggia, non si può riempire un buco nella sabbia con l'intero mare.


Riflessione
Mi piacciono molto queste parole e le trovo sintoniche al mio essere. Esistono silenzi benedetti nei quali si fa spazio, dentro di sé all'altro da me, alle sue parole, ai suoi silenzi che, col mio silenzio accogliente, possono essere decodificare e silenzi maledetti, dettati da posture cariche di rabbia, indifferenza, ecc.. Muri non porosi, impenetrabili, che impediscono qualsiasi vero contatto."Il silenzio è il grembo delle parole" è l'humus che può dare origine ad un dialogo degno di questo nome. E' vero, viviamo in un rumore continuo. Non siamo capaci a stare in silenzio perché abbiamo paura che emerga il nostro mondo interiore con i suoi fantasmi. Il silenzio è maieutico perché è necessario affinché venga alla luce la Parola muta di Dio.


Riflessione
Che pena... quando non abbiamo occhi per guardare, orecchie per sentire il battito silenzioso di un cuore allo stremo della sopportazione... siamo tutti responsabili per non aver colto in tempo, per non avere saputo ascoltare il lamento silenzioso di una qualche povera anima. Che il silenzio sia lo sfondo attivo nel quale possa emergere il richiamo d'aiuto di chi, sorridendo, cerca di nascondere il suo male di vivere. Che il Signore che è sempre oltre ti accolga nelle sue braccia.


Riflessione
Spesso chi aiuta gli altri, chi si fa disponibile, appare come una roccia... ma non possiamo dimenticare che tutti noi abbiamo bisogno di un'orecchio attento, sensibile che sia pronto a coglierci al di là delle apparenze... fa tristezza venire a sapere che un giovane prete, così disponibile agli altri, si sia potuto sentire così solo.... fa davvero venire le lacrime agli occhi...