Consolare
by don Aurelio
L’etimologia di questo vocabolo è il termine “solo”: quindi “consolare” è sostanzialmente “stare con uno che è solo”.
È una riflessione suggestiva, perché tanta tristezza nasce proprio dall’essere soli e abbandonati, privi di una presenza che ti riscaldi, di una mano che ti accarezzi, di una parola che spezzi il silenzio e le lacrime.
Come affermava il romanziere Vladimir Nabokov: “La solitudine è il campo da gioco di Satana” , ed è per questo che lo Spirito Santo è detto il “Consolatore”.
Lo scrittore francese Jean Genet (1910–1986), che viveva di espedienti e finiva non di rado in carcere, scrisse: “Chiudi la porta e sei lì, solo, coi soliti mobili, con la polvere, l’abbandono e il silenzio”.
Ecco però la scoperta: Dio ti ha preceduto ed è davanti a te; ti attendeva.
Certo, ci può essere il sospetto che sia la solitudine stessa a crearlo…
Ma Egli è presente e infrange la desolazione dell’isolamento.
Anche Gesù nel Vangelo suggerisce di entrare nella propria camera, di chiudere la porta per incontrare Dio nel segreto (Matteo 6,5).
Il grande filosofo Pascal era convinto che buona parte delle nostre sventure nasca dall’incapacità di rimanere da soli nella nostra stanza almeno un’ora al giorno.
La solitudine è uno dei crocevia principali per incontrare Dio e il proprio io intimo e profondo.
Quale solitudine?
Georges Bernanos scriveva: “L’inferno è non amare più” .
Secondo Victor Hugo: “L’inferno è tutto in una parola: solitudine”.
Più che di fuoco dell’inferno si dovrebbe parlare del “freddo dell’inferno”, come ogni luogo senza la luce e il calore dell’amore.
I predicatori di ieri mandavano tutti all’inferno, oggi invece tutti in Paradiso… come spesso si ascolta durante i funerali…
Meditiamo l’enciclica di Benedetto XVI Spe salvi (2007).
Un mio amico mi chiese: “Perché Gesù scese agli inferi? Certamente il Risorto non avrà trovato nessuno agli inferi, perché certi teologi buonisti hanno già da tempo mandato tutti in Paradiso…”.
Gli consigliai di leggere il Catechismo della Chiesa Cattolica dal n. 631 al n. 637 e da allora abbiamo iniziato insieme una ricerca teologica che dura ancora oggi…
La vera speranza cristiana non delude: è silenziosa, umile ma forte…
“Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mt 24,35).
2026-03-18