Alla fine della vita
Alla fine della vita ogni esperienza è diversa. La morte non è un fallimento, fa parte della vita; è un evento che va vissuto. Nessun essere umano dovrebbe essere privato del diritto di vivere la propria morte in modo dignitoso, anche quando l’aspettativa di cura non è una guarigione. Con una certa paura di non sapermi esprimere, utilizzo i miei interventi sul settimanale "Sant'Anna" e sul blog del mio sito personale (www.donaurelioarzeno.online) per comunicare qualcosa di essenziale: parole "giuste" che si sono messe in fila dopo riflessioni e preghiere. Non mi sento dotato per la scrittura: per oltre trent’anni su "Camminiamo insieme" non ho mai scritto personalmente articoli (avevo altro da fare...) e sono contento che tutti, nessuno escluso, siano intervenuti, pubblicando fin dal 1984 la vita della comunità di Sant'Anna che stava ecclesialmente crescendo.
Il valore della fragilità e la memoria
Ci pensiamo eterni. Ci comportiamo come se il futuro fosse immenso e illimitato. Eppure le nostre fragilissime vite possono finire in un attimo.
Personalmente, spesso mi chiedo: "Morissi ora, cosa resterebbe di me? Tra cent’anni che cosa resterà?". Quali sono gli aspetti generosi che meritano di essere ricordati e valorizzati e quali invece quelli negativi per i quali chiedere perdono? Sono tante riflessioni importanti per vivere con maggiore consapevolezza, per riuscire a dormire sonni profondi e sereni. Queste mie parole vorrei che fossero come un abbraccio da regalare a coloro che ho amato, con un grato sorriso.
In questi mesi a Rapallo abbiamo meditato sulla testimonianza di Sammy Basso con una bellissima mostra, con conferenze e con tante altre iniziative per riflettere sul suo inno alla vita, grazie anche al suo testamento spirituale che possiamo leggere su internet.
Le raccomandazioni del Cardinale Martini
L’anno prossimo sarà il centenario della nascita del Card. Carlo Maria Martini, nato il 15 febbraio 1927 e morto il 31 agosto 2012. Da alcuni mesi sto meditando le sue "Tre raccomandazioni per il futuro", il testo della Lectio Divina tenuta alla centesima seduta del Consiglio Pastorale Diocesano a Triuggio (Villa Sacro Cuore) il 26 maggio 2002, dopo oltre vent’anni di guida della diocesi di Milano.
"Le ultime raccomandazioni alla comunità" prendono ispirazione dal brano di Ebrei 13,7. Il farsi carico delle sfide ecclesiali non ha svilito l’interesse per le vicende storiche e civili dei credenti, ma testimonia le potenzialità di incontro tra diversi carismi e ministeri, favorendo un modello di Chiesa partecipata, vera palestra di dialogo e di confronto.
Il capitolo 13 della Lettera agli Ebrei ha i seguenti titoli: "Consigli per la vita cristiana", "Due conclusioni", "Ultime raccomandazioni", e ci ricorda il capitolo 17 del Vangelo di Giovanni (il testamento di Gesù), Atti 20,17 (il discorso di Paolo agli anziani di Efeso), "Le raccomandazioni di Mosè" (Genesi 49) e il "Testamento di Davide" (1 Re 2).
Cinque esortazioni per il cammino
Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre, unendo passato, presente e futuro. Ed ecco le cinque esortazioni finali che sento un po’ anche "mie" come Parroco emerito, al termine ormai del mio ministero presbiterale:
- Perseverate nell’amore fraterno. "Alcuni hanno accolto degli angeli senza saperlo".
- Coltivate la memoria, per ricordare coloro che hanno annunziato la Parola e sono i nostri Padri nella fede. Tra costoro vorrei umilmente essere ricordato anch’io.
- Vivete due atteggiamenti importanti: fare del bene e condividere i beni (koinonia).
- Obbedite ai vostri capi, perché vegliano su di voi, pregando: non fate star male chi ha responsabilità, perché possa farlo con gioia e non gemendo.
- Pregate "per noi", perché "meritiamo" queste preghiere (Paolo è in carcere).
Personalmente, di fronte al Vangelo mi sono sentito "impotente e balbettante": perdonatemi per l’inadeguatezza di fronte alla Parola di Dio. Come ho vegliato su di voi? Mi sovviene il passo di Dante: "Ma la bontà infinita ha sì gran braccia, che prende ciò che si rivolge a lei" (Purgatorio, Canto III, vv. 122-123).
L'ultimo tempo della vita
Ecco infine le tre ultime raccomandazioni:
- Non trascurate la Parola: amate la Parola, approfonditela, nutritevi di essa.
- Conto sulle vostre preghiere.
- Accogliete i nuovi Parroci , dopo di me, con spirito di fede, disponibilità, collaborazione, condivisione, sostegno, perdono e pazienza.
Un proverbio indiano parla di quattro tempi della vita: nel primo si impara, nel secondo si insegna, nel terzo si va nel bosco (che è il luogo del silenzio e della preghiera), nel quarto si impara a mendicare (culmine dell’ascesa indù). Per me, come prete emerito e anziano, questo significa la "dipendenza dagli altri".
Sono profondamente grato al Card. Martini per tante ragioni, ma soprattutto perché ha illuminato il senso umano e spirituale dell’ultimo tempo della mia vita di Parroco emerito con tre raccomandazioni che sono diventate un po’ mie, vissute con tanta umiltà.
2026-05-29