Verso l’80° compleanno, meditando il Salmo 90 (89)

I salmi sono preghiere nelle quali si riflette l’esperienza religiosa del popolo di Israele e anche nostra. Sono 150 salmi: la prima numerazione è quella del Testo Masoretico (TM) e la seconda, tra parentesi, è quella dei Settanta (LXX). Partiamo da questa domanda: che cosa fare di questa vita che passa, in modo che resti qualcosa?

Il mistero del tempo

Sant'Agostino diceva: "Se nessuno me lo chiede, lo so; se volessi spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so". Questa è una riflessione poco diffusa oggi, perché siamo abituati a vivere freneticamente: "imparare a contare i giorni" sembra tempo perso… Anche nel grande compleanno collettivo, il Capodanno, si cerca di fare baldoria per dimenticare che ci stiamo avvicinando alla nostra fine, per esorcizzare il tempo che passa.
Il Salmo 90 ha Mosè come autore ed è stato composto nel periodo del post-esilio. Propone una malinconica considerazione della precarietà della condizione umana, senza disperazione: "la morte fa tornare l’uomo in polvere" (v. 3), a causa del peccato. "Mille anni sono come il giorno di ieri" (v. 4). Paragona la caducità della vita all’erba dei campi, "che al mattino fiorisce e alla sera dissecca" (vv. 5-6). "Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore". Due domande ci interpellano:

  • La riflessione sulla caducità della vita mi deprime, oppure so affidarmi al progetto d’amore di Dio?
  • Sto imparando a discernere, per valutare ciò che è effimero e ciò che già ora ha il sapore dell’eternità?
Agli occhi di Dio mille anni sono come un turno di veglia nella notte: settanta anni, e per i più forti ottanta (v. 10). Devo confessare che il v. 10 del Salmo 90, che medito nelle Lodi mattutine ogni lunedì della quarta settimana della Liturgia delle Ore, mi fa una certa impressione: il richiamo all’estrema fragilità dell’esistenza descritta come polvere, erba e soffio.
È una riflessione di realismo spirituale, non di pessimismo nichilista. Non significa vivere nell’ansia della morte, ma vivere con consapevolezza e con fede. La saggezza nasce dalla comprensione che il tempo è un dono limitato e, proprio perché è limitato, è prezioso. Se il tempo fosse infinito, ogni scelta sarebbe irrilevante. Sapere che i giorni hanno un termine spinge l’uomo a cercare ciò che è essenziale, a non sprecare la vita in banalità…
Il Salmo 90 ci insegna che la vera sapienza non consiste nel fuggire la morte o nell’ignorare il tempo che passa, ma nel vivere ogni istante come un’occasione di incontro con l’Eterno.

Vivere i nostri anni come un soffio

Il salmo ci presenta tre immagini (vv. 5-6):

  • La fiumana: Tu li spazzi via come una forte corrente d’acqua, come una fiumana che tutto cancella.
  • Il sogno: I nostri anni (fossero anche 90 o 100) sono come un sogno che al mattino, quando ci svegliamo, svanisce nel nulla.
  • L'erba: L’uomo è come l’erba che germoglia al mattino: al mattino fiorisce e germoglia, alla sera è falciata e si secca (come in Giobbe 14,1 e Isaia 40,6).
Pessimismo eccessivo? Il problema non è la lunghezza della vita, ma la sua qualità: dalla domanda di "quanti anni?", occorre passare all’altra domanda: "Come la viviamo? Che cosa facciamo della nostra vita?". Tutti i nostri giorni svaniscono a causa "dell’ira di Dio", intesa come il "no" di Dio al male della nostra vita e del mondo. Chiediamo al Signore di saper contare i nostri giorni con sapienza.

Il contesto e il discernimento

Mosè è vissuto 3500 anni fa. Noi non viviamo per quello che passerà, ma piuttosto per quello che è eterno. Mosè ha scritto questa preghiera durante la transizione di Israele nel deserto (Numeri 14). Il popolo mormora contro Mosè (Nm 14,2) e vuole lapidare Giosuè (Nm 14,10). Per questo Dio condanna Israele a 38 anni nel deserto e alla morte di tutti i maggiori di 20 anni prima dell’ingresso in Canaan.
"Insegnaci a contare bene i nostri giorni" (v. 12). Il cuore dell’uomo saggio sa infatti discernere il tempo e il giudizio (Ecclesiaste 8,5). Le nostre opere sono destinate a svanire prima o poi; solo in Dio saranno stabili (v. 17) e porteranno frutto. Il Salmo 90 è il salmo della fiducia e dell’abbandono in Dio. Ricordiamo la celebre riflessione di Seneca: “Ci lamentiamo che i nostri giorni sono pochi ed agiamo come se non ci fosse mai fine ad essi". Perché sprechiamo il tempo che diciamo di non avere? Il problema non è soltanto che la vita è breve, ma che spesso non sappiamo dare valore al tempo che abbiamo. "Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto" (Seneca). Come ha scritto Pascal: "Facciamo dell'eternità un niente e del niente una eternità".


2026-05-25