Quando sono debole, è allora che sono forte
"Quando sono debole, è allora che sono forte" (2 Corinti 12,10). Mi affido alla grazia e alla potenza di Dio, riconoscendo la mia fragilità e i miei limiti umani, con umiltà e fiducia nel Signore. La Pasqua che abbiamo celebrato non elimina le ferite, ma le trasforma in feritoie, attraversate da canali di luce e di grazia. Nella Bibbia, per ben 365 volte, ci è affidata questa esortazione: "Non temere, non aver paura". San Paolo si compiace nelle debolezze, negli insulti e nelle persecuzioni, perché in tali situazioni si sperimenta la potenza di Cristo.
La forza morale oltre la politica
Nell’aprile 2026, Trump ha attaccato Papa Leone XIV, definendolo "debole e pessimo in politica". Forse perché il Pontefice condanna la guerra e chiede dialogo, mentre alcuni leader vorrebbero risposte militari più dure. Il Papa ha risposto: "Non ho paura". La sua forza è squisitamente morale. Tuttavia, anche nella Chiesa oggi molti parlano senza pensare e scrivono banalità senza approfondire le questioni. Ci sono lodevoli eccezioni, ma c’è troppo disinteresse per la cultura "sapienziale": mancano pensatori sapienti. Non sempre si affrontano i problemi in modo razionale, dimenticando che la fede non può essere considerata una limitazione dell'intelletto.
Credere e Pensare: due ali per volare
Dobbiamo ripartire dalle basi:
- Il verbo credere viene dal latino cor-dare: donare il cuore.
- Il verbo pensare viene dal latino pesare: esaminare e valutare per acquistare coscienza di sé e del mondo.
Il rischio dell'autoreferenzialità
Si registra un'assenza di un vero dibattito intra-ecclesiale. È raro valutare, controbattere o argomentare mettendo insieme competenze ed esperienza. Spesso la "meritocrazia" è considerata una debolezza, mentre trionfa l'autoreferenzialità: non interessa più "che cosa" si dice, ma "chi lo dice". Chi gode di potere formale spesso comanda ma non comunica; usa slogan e si barrica nello "status". Siamo imprigionati nelle emozioni e in una levità epidermica. Troppe parole-totem impediscono il senso critico, mentre il sensus fidei sembra avere ormai solo un movimento discendente. Si traduce tradendo la Tradizione, imponendo un'unità uniforme e "cripto-oppressiva". Forse la vera debolezza della Chiesa è qui: nel comunicare solo dall'alto verso il basso, ignorando ciò che sale dalla base.
Oltre il narcisismo ecclesiale
Sono poco utili i "megafoni" del Magistero che si rivelano semplici strumenti di carriera o clericalizzazione. Talvolta sembra degno di stima solo ciò che deriva dalla tutela degli "yes-man". Questa Chiesa sembra preoccuparsi più delle problematiche ad extra che di quelle ad intra, perdendosi nel compiacimento dell'autocelebrazione. È la generazione dell'ecclesio-selfie, che ha sostituito il vecchio autoscatto. Accorpare forzatamente le realtà amministrative e pastorali per semplificare i problemi sta creando un'eutanasia spirituale. Il fenomeno dei "super-parroci" con decine di parrocchie è il caso emblematico di una debolezza figlia della riduzione delle vocazioni, ma anche di scelte concrete — o non-scelte — pericolose.Verso una terra nuova
Per leggere il presente abbiamo due icone bibliche: la schiavitù in Egitto (un sistema che divora le persone) e l'esilio babilonese (il crollo delle strutture). I presbiteri soffrono oggi una schiavitù strutturale e un esilio pastorale. Il ministero non può ridursi a mera amministrazione del decadimento o a "tappare i buchi". I nostri otri — le vecchie strutture — si stanno spaccando, e il vino di una nuova Chiesa profetica rischia di andare sprecato.
Alcune proposte concrete:
- Unificare i percorsi pastorali e ripensare la presenza ecclesiale in forme nuove. < /li>
- Guarire dalla "bulimia delle messe", valorizzando la Parola e l'Eucarestia anche attraverso diaconi, laici e presbiteri che hanno lasciato il ministero. < /li>
- Investire nella formazione dei laici non come "tappabuchi", ma come espressione della natura ministeriale della Chiesa.
- Ripensare profondamente il ministero ordinato: non basta aggiornare i seminari, serve passare dalla conservazione alla nuova evangelizzazione.
2026-05-09