Immaginazione nei ministeri ecclesiali

La Chiesa, in un mondo in continua evoluzione, si trova di fronte a sfide significative. La necessità di attrarre e coinvolgere le nuove generazioni richiede un approccio rinnovato. In questo contesto l’immaginazione emerge come un elemento chiave per una pastorale creativa e nuova, capace di rispondere alle esigenze spirituali e sociali della comunità.
L’immaginazione non è soltanto un atto creativo della fantasia. Nella storia della Chiesa, i momenti di grande innovazione sono sempre stati preceduti da un’illuminazione creativa a livello socio-ecclesiale. Per comunicare oggi il messaggio cristiano, i media sociali offrono opportunità senza precedenti: la Chiesa può avvicinarsi a chi è lontano utilizzando narrazioni coinvolgenti e storie autentiche, creando un ponte tra la fede e la vita quotidiana.

Una pastorale che guarda al futuro

Con immaginazione occorre proporre iniziative comunitarie per unire le persone e rinvigorire il senso di appartenenza "ecclesiale". La formazione dei leader della Chiesa — animatori, catechisti, educatori — deve includere competenze psico-socio-ecclesiali innovative e creative. Oggi l’accompagnamento spirituale deve incoraggiare la creatività per facilitare una crescita personale e comunitaria.
Una pastorale che guarda al futuro può offrire laboratori e spazi di condivisione dove ognuno può esplorare le proprie idee in un contesto gioioso di evangelizzazione e di apertura empatica verso gli altri. Ognuno nella Chiesa, secondo i suoi carismi e ministeri, è invitato a contribuire a questo processo di immaginazione, portando la propria creatività e irripetibile originalità.

Incarnare il Vangelo oggi

La Chiesa nel suo cammino storico e spirituale, nel nostro tempo di cambiamenti culturali e sociali, deve incarnare, attualizzare e tradurre — senza tradire — il Vangelo in contesti mutati e mutevoli. L'obiettivo è parlare al cuore delle persone, risvegliando speranza, bellezza e senso. L’immaginazione non è un lusso superfluo, ma un dono spirituale necessario per rendere il Vangelo accessibile e vivo.
La Chiesa deve lasciarsi guidare dallo Spirito Santo, che è il protagonista di ogni novità e sorpresa, per percorrere strade nuove. La comunità è chiamata a immaginare insieme sinodalmente, senza leadership istrioniche e narcisistiche, ma con liturgie più partecipate, catechesi più esperienziali, spazi di ascolto e linguaggi nuovi per dire l’eterno amore di Dio.

Leggere i segni dei tempi

È necessario leggere i segni dei tempi con occhi profetici: le nuove generazioni, le fragilità sociali, le sfide ecologiche e la cultura digitale. Non bisogna trasmettere contenuti astratti, ma raccontare il Vangelo attraverso storie, immagini e simboli. Gesù stesso parlava in parabole: un linguaggio immaginativo che coinvolge e converte.
Apprezziamo tutti la geniale e profetica iniziativa del Prevosto Don Jacopo di catechesi per genitori e adulti in ricerca: "I santi non sono immaginari" (un percorso nella vita dei santi). È bello creare spazi in cui la comunità si riunisce per sognare nuove forme di presenza, di annuncio e di servizio socio-pastorale, seguendo la testimonianza della fede adulta e matura dei santi. Una Chiesa che sa emozionare, che accoglie e che sorprende, deve curare gli ambienti, i gesti e le parole: la bellezza evangelica è un potente strumento di attrazione.

Il coraggio di sognare il Regno

Nei percorsi formativi in parrocchia e in diocesi occorre introdurre l’educazione all’immaginazione. Essa non è evasione, ma coraggio di sognare il Regno di Dio qui e ora, con creatività, passione e fede. Sognare con immaginazione la Chiesa alla quale ti senti legato e su cui ti stai interrogando con un senso di rifugio, di consolazione e di protezione.
Secondo Jung, la Chiesa può essere una rappresentazione della figura materna, legata a un bisogno profondo di quiete, di serenità e forse anche di evasione dalla realtà. Tuttavia, sogniamo la Chiesa non affidandoci soltanto alla razionalità. L’immaginario è il luogo nel quale cercare di capirsi e di dare senso alla propria esistenza; è la vita che ribolle dentro di noi con tutta la nostra sensibilità, affettività ed emozione.
Esiste un immaginario negativo e temibile di cui Sartre ha denunciato l’effetto distruttivo, ma c’è anche l’immaginario "buono" che, secondo Ricoeur, ci apre a situazioni culturali inedite per creare e inventare (Lectures 3, p. 325). Non soltanto la letteratura, ma anche la teologia ha un fondo di immaginazione, soprattutto attraverso il linguaggio della liturgia. San Tommaso diceva che la liturgia e i sacramenti "significando, causant": simboli di realtà trascendenti come l’ultima cena o la tomba vuota.
Non è un’illusione, come pensava Freud in L’avvenire di un’illusione. C’è un "altrove" che nasce in Deus absconditus per dare un senso all’homo absconditus di Ernst Bloch. Anche l’immaginazione può essere fonte di verità. La teologia parla di Dio e dell’uomo: c’è un’antropologia teologica che, parlando di Dio, dice qualcosa di vero sull’uomo. Essere cristiani vuol dire lasciarsi continuamente "ri-creare" in Cristo con immaginazione teologica e antropologica.


2026-05-04