I “ricomincianti” e la conversione oggi
Alla fine degli anni ’70 ero impegnato pastoralmente in una parrocchia a Parigi, durante i miei studi all’Institut Catholique, e ho incontrato tanti laici che sentivano l’urgenza di passare da una Chiesa di “servizi” a una Chiesa della vocazione “battesimale”.
Ho conosciuto anche preti consapevoli e preoccupati per il proprio potere decisionale e per il proprio “autoritarismo ecclesiale” e, purtroppo, insieme a laici “clericali”, severi criticoni senza mettersi personalmente in gioco.
Non mi stupisco del battesimo di adulti in questi ultimi anni in Francia (12.000 nel 2024 e 18.000 nel 2025), in Olanda ecc., insieme ad altri sacramenti in età adulta.
In ogni tempo e, soprattutto oggi, i cristiani sono tenuti a chiedersi dove stanno andando e dove va la Chiesa.
Tutto ciò rinvia all’urgenza della conversione, la quale caratterizza l’esistenza cristiana con un incessante nuovo inizio.
L’Evangelii gaudium è un documento sorprendente e inatteso per gli orizzonti che ha aperto per tanti cristiani adulti “ricomincianti”.
La qualità umana e ministeriale di questo nuovo inizio del cristianesimo adulto dipende dal rinnovato rapporto con la Parola e con l’Eucarestia.
La buona notizia per tanti ricomincianti consiste nel fatto che Dio ha una parola per me e io posso ascoltarla nel silenzio e nella pace.
Ascolto personale nella preghiera, affiancato da quello condiviso con la comunità cristiana.
La lavanda dei piedi, attualizzata nelle opere di misericordia, rivela il senso cristiano del sacramento come nutrimento, medicina e “pedagogia dell’amore”.
Per conoscere Dio devi prima conoscere te stesso e il fratello accanto (Cipriano di Cartagine).
Le relazioni diventano la capacità di amare e sono il “caso serio” e il termometro della capacità di amare.
È comune oggi la tentazione della gnosi, confidando nel ragionamento logico e chiaro, che rischia di perdere la tenerezza fraterna (Papa Francesco): mai possiamo dimenticare l’inclusione sociale dei poveri e la capacità di incontro e di dialogo.
Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto che cerca il bene di tutti, facendo qualcosa insieme. I gruppi, le associazioni e tutte le comunità non si devono percepire come realtà autosufficienti e indipendenti, ma devono integrarsi armoniosamente, ripensandosi per una effettiva sinodalità, per una pastorale che non procede per schemi (catechesi, liturgia e carità), ma dalle porte aperte e accoglienti verso tutti.
Invito a meditare le parole di David Maria Turoldo, a centodieci anni dalla nascita: “Anche Dio è infelice” (Piemme, Casale Monferrato, 1991, pp. 180-181).
Anche nell’Europa più secolarizzata lo Spirito Santo continua la sua azione di conversione nella storia e la Chiesa è chiamata ad accompagnare i ricomincianti a una nuova conversione, chiedendo un’inversione di logica e di azione (cfr. S. Agostino, “De catechizandis rudibus”, XIV, 20).
Occorre lasciarsi disturbare, pensare una polifonia e giocare la sua partizione… (cfr. Papa Francesco al Convegno di Firenze, 10-11-2015).
“La dottrina cristiana non è un sistema chiuso, incapace di generare domande, dubbi, interrogativi, ma è viva, sa inquietare, sa animare. Ha volto non rigido, ha carne tenera…”
Bello accompagnare così i “ricomincianti” nella fede… (cfr. S. Agostino: Lettera ai catechisti, EDB, 1981, 39).
È un errore il lassismo: accontentare sempre le richieste dei ricomincianti.
È un errore il rigidismo, perché “si fa sempre in un certo modo e basta…”, intransigenti senza equilibrio, senza reciproco ascolto.
Si consiglia di leggere “Il cammino di fede dei ricomincianti: problemi, esperienze e proposte” del “Gruppo italiano dei catecheti”, 20 marzo 2002.
Nella mia esperienza parrocchiale a Parigi, alla fine del secolo scorso, ho accompagnato numerosi giovani-adulti nel passaggio da una visione laica, agnostica e lontana della religione, a un processo di ritorno e di scelta di fede. Queste conversioni nascevano da esperienze:
- di insoddisfazione esistenziale o di ricerca di senso in una cultura secolarizzata che valorizzava soltanto la razionalità e l’individualismo;
- di riscoperta del legame con tradizioni religiose familiari o culturali, dopo anni di abbandono;
- di incontro con comunità o figure religiose significative;
- di dubbio, non in opposizione alla fede, ma come tappa di un percorso di ricerca e di maturazione.
Anche se ogni testimonianza di “ricomincianti” aveva la sua unicità, emergeva con frequenza:
- la crisi interiore e l’esperienza di vuoto spirituale come punto di partenza;
- la consapevolezza che la fede richiede scelta personale attiva, non automatica;
- il ruolo di comunità, rito e sentimento di appartenenza nel sostenere il cambiamento;
- il percorso non lineare: spesso include dubbio, cadute, ecc.
Questo nuovo ritorno alla fede non sempre è passaggio da ateismo convinto alla religione istituzionale. È una ricerca soggettiva di senso, comunità, identità e trascendenza. La conversione può emergere in risposta a crisi esistenziali oppure a insoddisfazione rispetto al modello secolare dominante.
2026-07-07