Liberi anche di fronte al potere
Sul frontone del tempio di Apollo a Delfi c’è incisa la frase: "Conosci te stesso". La motivazione principale per la quale quando ero giovane ho dedicato un po’ di tempo allo studio delle scienze umane (soprattutto della psicosociologia) è la conoscenza di sé; attraverso questo studio introspettivo ho scoperto risorse e limiti della mia personalità. Ovviamente guardare gli altri è più facile, nascondendo le proprie debolezze.
Per queste ragioni esorto i miei venticinque lettori (di manzoniana memoria) a non perdere tempo ad utilizzare questi miei brevi articoletti per giudicare gli altri… Anche nella Liturgia non è simpatico, al momento del "Mea culpa" del Confesso, percuotere il petto di chi ci sta accanto, magari sistemando una protesi sulla mano che la prolunghi… (forse per tutelarci oggi non si dice più il Confesso, ma altre preghiere di invocazione del perdono). È riprovevole anche, durante le nostre rare confessioni, confidare al sacerdote soltanto i peccati degli altri. Un esempio per tutti: nei miei 56 anni di ministero ho dovuto chiedere a molte suocere di mandarmi nel confessionale, cortesemente, le nuore per l'assoluzione sacramentale.
Scrivere questi articoletti per me significa riflettere personalmente su comportamenti umanamente ed ecclesialmente significativi, in un contesto di pensieri e di emozioni.
Riprendiamo ora il tema che ci siamo proposti: la libertà, anche di fronte al potere.
Lo Stato democratico costituzionale è sorto per garantire le nostre libertà. Dopo l’attentato alle "Torri Gemelle" del 2001 e dopo la pandemia, insieme ad altri eventi, progressivamente gli spazi delle nostre libertà si sono erosi. Tutto questo incide violentemente sulle nostre vite.
In questi giorni ho riletto alcuni libri di Paul Ricœur nei quali il tema della libertà costituisce un filo rosso eminente. C’è chi indica, per un cammino di rinnovamento della Chiesa, questo punto da cui partire: e cioè la gestione del potere. Si tratta di convertirci nel nostro modo di esercitare l’autorità nella Chiesa, a tutti i livelli; non soltanto in alto, ma anche nei gruppi ecclesiali di base. L’esercizio dell’autorità ecclesiale è spesso fragile, inautentico e può innescare situazioni dolorose. Il potere viene dato sempre per un servizio, e invece è usato molte volte come uno strumento di affermazione di se stessi, forse a causa di una bassa autostima. Il potere non si può usare per compensare le proprie frustrazioni, esercitando sugli altri forme varie di violenza.
Libertà, verità e responsabilità cristiana
La Chiesa è chiamata a offrire un volto evangelico e alternativo dell’esercizio del potere, che non ricalchi le logiche umane. Il cristianesimo non è nemico della libertà. La testimonianza dei martiri è un grande e fulgido esempio di libertà nella Chiesa e nel mondo. I primi nemici della nostra libertà non sono gli altri, ma noi stessi (cfr. cap. 6 e 7 della Lettera ai Romani). La nostra libertà non si può distaccare dalla verità ("la verità vi farà liberi"), dall’etica e, in ultima analisi, dalla realtà. Facciamo attenzione al relativismo, all’autodistruzione e al conformismo.
Senza libertà non c’è responsabilità. Se ci allontaniamo dalla legge morale, attentiamo alle nostre libertà e diventiamo schiavi di noi stessi, spezziamo la fraternità e ci ribelliamo contro Dio.
Il saggio di Karl Rahner (1904-1984), tradotto nel 1971, è di grande attualità: Vita come storia di libertà (EDB, 2013, a cura di R. Gibellini). Cfr. anche K. Rahner, Istituzione e libertà, Roma, Pao-line, 1975.
La libertà della religione, la libertà della Chiesa da ogni ingerenza politica, la libertà di dissenso e di coscienza devono essere un impegno di sempre.
Propongo infine la lettura del Catechismo della Chiesa Cattolica:
Parte terza: La vita in Cristo, Capitolo I: La dignità della persona umana, Articolo 3: La li-bertà dell’uomo
2026-06-17