Appunti di viaggio n. 2: la Chiesa che verrà...
by don Aurelio
Tutti ricordiamo la canzone iconica di Lucio Dalla, L’anno che verrà, di oltre 45 anni fa; forse pochi ricordano invece l’intervista del 1 settembre 2012 apparsa sul Corriere della Sera, intitolata La chiesa che verrà, del Cardinale Martini (suo testamento spirituale e pastorale).
In quell'occasione Martini dichiarò: «La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. La Chiesa è stanca, la nostra cultura è invecchiata, le chiese sono vuote, la burocrazia lievita e i riti sono pomposi... Portiamo alla luce le braci del Vangelo sotto le ceneri del nostro passato; il punto è la Chiesa che verrà». Invitiamo i più smemorati a leggere i libri di Armando Matteo.
Le fondamenta e il superamento del clericalismo
Papa Benedetto XVI, prima di lasciare il suo ministero petrino, ha detto: «La Chiesa (la parrocchia) non è nostra, ma del Signore; non è un recinto chiuso, ma aperto». Monsignor Tonino Bello, dal canto suo, esortava: «Siate soprattutto uomini, cioè santi; non mezze cartucce, non bigotti, ma uomini veri».
Non c’è Chiesa senza Cristo, che è la «pietra angolare» su cui poggia ogni forma e stile ecclesiale. La Chiesa non crollerà perché ha Cristo alle sue fondamenta (1 Pt 2,4). Certamente la Chiesa che verrà sarà meno moralistica (soprattutto con meno fobie sessuali) e più impegnata nella nuova evangelizzazione. Sarà certamente meno clericale: Dio si servirà di un mezzo semplicissimo, ovvero la diminuzione del clero. Purtroppo Dio, per rispettare la libertà di tanti monsignori, vescovi e laici più clericali del clero, non è riuscito a convincere la Chiesa: il clericalismo finirà non per una scelta responsabile, ma per costrizione, poiché il clero sarà sempre meno numeroso.
Una Chiesa sinodale e le sfide della modernità
La Chiesa del futuro sarà meno centralizzata, più sinodale, meno politicizzata, più ecumenica e più missionaria. È compito della profezia biblica e della sapienza, dono dello Spirito, pensare oggi la Chiesa di domani. Dobbiamo guardare in faccia problemi quali:
- La rottura della trasmissione generazionale della fede.
- La trasformazione delle famiglie.
- La nuova collocazione socioculturale ed ecclesiale delle donne e degli omosessuali.
- La rimozione del valore del sacrificio e del tema della morte.
Proposte per una riflessione comune
Propongo per la nostra riflessione alcuni punti significativi:
- 1) L’Eucaristia va riportata nell’ambito delle piccole comunità.
- 2) La valorizzazione dei ministeri ecclesiali: purtroppo oggi sono dimenticati perché siamo fissati sulla figura clericale. Se non ci sono preti, invece di valorizzare i ministeri, si preferisce chiudere. Papa Francesco (citato nel testo come Leone XIV, ndr) ripropone il Vaticano II come la «stella polare» per il futuro della Chiesa: «Accogliamo la tradizione e rinnoviamo la gioia di correre incontro al mondo per portare il Vangelo». Personalmente ho dedicato metà della mia vita alla ricerca catechetica e catechistica, e oggi viviamo un tempo di fermento e di attesa in cui occorre tornare all’essenziale.
La profezia di Ratzinger e la "Chiesa in diaspora"
Ricordo la profezia sul futuro della Chiesa fatta dal prof. Joseph Ratzinger nel 1969: «Non risiederà in coloro che non fanno altro che adattarsi al momento presente, in coloro che si limitano a criticare gli altri e ostentano di essere metri di giudizio infallibili, né in coloro che eludono la passione della fede dichiarandola falsa, obsoleta, tirannica e legalistica... Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che diventerà piccola e dovrà ripartire dagli inizi... Ripartirà dai piccoli gruppi, in un processo lungo e faticoso».
Il futuro della Chiesa risiede nel trasformare o lasciarsi trasformare? Non serve solo un cambiamento esteriore: è urgente il bisogno di una trasformazione interiore e spirituale. Il futuro non è un semplice problema di riforme strutturali. Sono molti oggi coloro che sognano una nuova forma di Chiesa in una prospettiva «real-utopistica», non secondo fantasticherie immaginarie o visioni emozionali. Ci lasciamo accompagnare in questo sogno da Ernst Bloch, Jacques Maritain o G. Greshake (Chiesa dove vai?, Ed. Queriniana, Brescia 2023).
Verso una comunità di "libera elezione"
In una conferenza del 1954, Karl Rahner affermò che la Chiesa del futuro sarà una «Chiesa in diaspora». Non più un cristianesimo tradizionale ed ereditario, ma di «libera elezione» (Greshake, p. 120): una minoranza esigua, come i primi cristiani, che però non si ritira in un ghetto compiaciuto.
In una Chiesa più spirituale, il presbitero sarà una guida per avvicinare al Vangelo. Sarà una Chiesa di laici e laiche christifideles che serviranno le comunità coordinate da un parroco. Presbiteri e vescovi abbandoneranno lo status di casta, scendendo dal piedistallo del potere e dell’arroganza. La Chiesa del futuro sarà una comunità dotata di forza d’attrazione: libera, spontanea, «liquida». Ad indicarla non sarà l’immagine della "sede", ma quella del «camminare insieme».
Sinodalmente si creeranno nuove strutture e rinnovate immagini pubbliche, meno preoccupate del "cappello" (tricorno o mitria, pizzi e mozzette) e più attente ai pensieri nella testa e ai sentimenti nel cuore. È giusto discutere le passate strutture di potere, il clericalismo, l’autoritarismo, la sacralizzazione dei ministri e l’interdizione dei laici. Concludiamo con la citata profezia di Ratzinger: «La Chiesa conoscerà una nuova fioritura e apparirà come la casa dell’uomo, dove trovare vita e speranza oltre la morte».
2026-02-25