Prima domenica di Quaresima 2026
by don Aurelio
In questo itinerario verso la S. Pasqua 2026 mi sono incontrato con un gruppetto di amici per meditare insieme le letture della prima domenica di Quaresima:
- Genesi 2,7: la creazione dell’uomo e la caduta nel peccato
- Salmo 50 (Miserere): invocazione di perdono e di purificazione
- Romani 5,12: Adamo porta la morte, Cristo porta la vita
- Matteo 4,1: le tentazioni di Gesù nel deserto
1) Libertà e responsabilità
Un dono o un peso? Sto usando la mia libertà per costruire un’identità più autentica? La libertà come dono ci permette di scegliere chi essere e cosa fare, senza imposizioni, facendo crescere creatività, desideri e opportunità. La libertà come peso, perché ogni decisione comporta rischi e conseguenze, ci costringe a confrontarci con i nostri limiti, senza poter delegare ad altri, talvolta nella solitudine. Anche decisioni “banali” mostrano valori, priorità, paure e desideri. Mi avvicinano a ciò che sento vero, anche se è scomodo, con il rischio di essere frainteso pur di essere sincero. La libertà può diventare fuga o maschera: posso usarla per nascondermi, per evitare il conflitto, per fingere un’apparenza che copre ciò che sono veramente. Se intendo la libertà come arbitrio, Dio sembra limitarla. Se la intendo come pienezza della mia identità, Dio sembra perfezionarla. Dio non impedisce scelte per capriccio, ma indica strade più alte. La libertà non è fare ciò che si vuole, ma poter realizzare pienamente il bene. Dio non impone, ma propone: come l’amato non limita, ma apre possibilità prima impensate. Responsabilmente dobbiamo chiederci se ogni decisione e motivazione riflettano ciò che veramente vogliamo diventare, oppure se, per proteggerci, ci nascondiamo. Su libertà e responsabilità Jean-Paul Sartre ha detto che “l’uomo è condannato a essere libero”. E ancora: “Se Dio esiste, l’uomo non è libero”. Per Immanuel Kant la libertà è agire secondo la legge morale che ci diamo, e questo richiede responsabilità. Per Aristotele la virtù è scegliere con consapevolezza, quindi in modo libero e responsabile. Per Agostino d'Ippona la nostra libertà è veramente libera solo quando è orientata al bene. E per Tommaso d'Aquino la grazia non distrugge la libertà umana, ma la guarisce e la eleva.
2) Tentazione e desiderio
Quali sono le tentazioni che oggi mi promettono felicità immediata, ma rischiano di svuotarmi dentro? Sono capace di distinguere tra ciò che mi attrae e ciò che davvero mi nutre? Quali sono le “voci” che mi promettono felicità immediata? Comprare qualcosa che non mi serve? Cercare approvazione sui social? Evitare un impegno difficile? Digitalmente siamo sovrastimolati: chiamati a essere sempre performanti, a cercare like, approvazione, riconoscimento immediato. Facciamo qualcosa per riempire un disagio, per distrarci invece di ascoltarci, per una connessione superficiale, per sentirci “al passo”, per fuggire dalla solitudine, per non sentire la noia o l’ansia. Ma cosa nutre davvero? Relazioni autentiche. Silenzio. Riposo. Creatività. Scelte coerenti con i nostri valori.
3) Rapporto con Dio e fiducia
Credo che Dio sia un limite alla mia libertà oppure la sua pienezza? In quali momenti della vita tendo a “spezzare l’alleanza” con Dio per seguire strade autonome, scegliendo di cavarmela da solo, senza affidarmi a Lui? Quando vivo momenti di fatica — stress al lavoro, tensioni in famiglia, solitudine — percepisco Dio come un limite che impone regole o come una presenza amica che sostiene?
4) Fragilità e perdono
Come vivo la mia fragilità: come condanna o come occasione di crescita? Quando sbaglio - magari con una parola dura o con un gesto di indifferenza verso chi mi è vicino - come reagisco? Mi chiudo nel senso di colpa oppure riesco a trasformare la mia fragilità in occasione di crescita, chiedendo scusa e accogliendo la misericordia?
5) Vita e morte
Mi riconosco più nel “vecchio Adamo” che porta la morte o nel “nuovo Adamo” che porta la vita?
Nelle lettere di San Paolo l’uomo vecchio rappresenta ciò che ci trascina verso la chiusura, la paura, la disperazione, l’egoismo, l’incapacità di amare fino in fondo.
Il “nuovo Adamo”, Cristo, rappresenta invece la grazia, la libertà, la possibilità di rinascere pur restando fragili.
In ciascuno di noi convivono entrambe le dimensioni.
Di fronte al limite, alla malattia, alla colpa e alla morte, la risposta cristiana non è negare il limite, né superarlo confidando soltanto nelle nostre forze (Prometeo). Non siamo soli.
Il limite - l’umanità ferita, la morte - non è l’ultima parola.
La vita nuova è già cominciata: è una realtà presente nella storia e nelle nostre relazioni (perdono, libertà, gratuità).
Il limite non è più solo debolezza, ma può diventare lo spazio in cui Dio e l’uomo si incontrano.
La tua speranza non è trasformarti da solo nel “nuovo Adamo”, ma lasciarti amare e abbracciare da Dio.
- Non sei definito dal tuo fallimento.
- Non sei intrappolato nel tuo limite.
- Non sei condannato al tuo passato.
Nelle mie giornate mi riconosco più nel “vecchio Adamo”, che cede facilmente alle debolezze, o nel “nuovo Adamo”, che porta vita con speranza?
2026-02-21