Buoni e cattivi: ieri, oggi e domani…

by don Aurelio

Il giornalista Vittorio Buttafava (1918-1983), con un bonario e spumeggiante moralismo, ha scritto: «Tutti amano i buoni, ma li sfruttano. Tutti detestano i cattivi, ma li temono e ubbidiscono loro». Foscolo, nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis, osserva: «L’uomo dabbene in mezzo ai malvagi rovina sempre».
Vorrei mettere l’accento sul verbo "sfruttare" applicato ai buoni. C’è il detto proverbiale secondo il quale, se dai una mano, ti prendono il braccio. Ci sono persone che esigono senza nessun diritto o titolo e non danno tregua fino alla meta raggiunta con spudoratezza e arroganza. Vittime sono i buoni, i miti, i mansueti, i caritatevoli. La sfrontatezza e l’insolenza dei cattivi abusa della generosità dei buoni.
Charles de Foucauld, testimone del Vangelo fino al martirio nel Sahara algerino nel 1916 e fondatore dei "Piccoli Fratelli e delle Piccole Sorelle", ripeteva spesso: «Signore, liberami dal desiderio di essere stimato, di essere amato, di essere innalzato, di essere apprezzato, di essere approvato, di essere famoso… Signore, liberami dalla paura di essere disprezzato, di essere condannato, di essere dimenticato, di essere giudicato male, di essere deriso, di essere sospettato…».
È indubbio che il successo, anche banale come un passaggio in televisione o un effimero articoletto su un giornale, sia oggi la stella polare a cui si sacrifica ogni cosa. È paradossale, ma spesso accade che la ricerca spasmodica di un gradino più alto faccia ruzzolare in modo clamoroso. Aveva ragione lo scrittore francese Julien Green quando annotava nel suo diario: «Dio, non potendo fare di noi degli umili, fa di noi degli umiliati».
«Il mio passato non mi preoccupa più, appartiene alla Misericordia divina. Il mio futuro non mi preoccupa ancora: appartiene alla Provvidenza divina. Ciò che mi preoccupa è l’adesso, qui e oggi: esso però appartiene alla Grazia divina e all’impegno della mia buona volontà» (S. Francesco di Sales, 1567-1622).
Passato e futuro sono guardati con grande serenità. L’unico aspetto del tempo che è rischioso è il presente, perché lo si sta costruendo: adesso, qui e oggi (hic et nunc).


2026-04-01