La morale può cambiare?

In questi ultimi anni del mio ministero di Parroco emerito incontro tanti rapallesi e rapallini per le confessioni e per la direzione spirituale. Forse la chiusura di tante chiese e la diminuzione dei presbiteri hanno favorito questa sorprendente situazione pastorale. Su questo sito, nella rubrica "Pensieri e Commenti", potete leggere molti commenti ai miei blog e non solo…
In questi giorni un mio amico mi ha posto questa domanda: la morale può cambiare? Gli ho chiesto di poter girare questo interrogativo a coloro che mi seguono per cercare insieme una risposta, dopo aver "sostato" sufficientemente su questa domanda. Questa domanda non è razionale, non è totalmente irrazionale: ci chiede un’evoluzione e provoca una rivoluzione. Le vecchie concezioni vengono messe in discussione ed emergono nuove teorie, spesso in conflitto tra loro. Le nostre coscienze credenti devono diventare protagoniste.

Una morale viva tra legge naturale e storia

La Gaudium et spes (nn. 47-52) e Amoris laetitia (nn. 150-152) ci hanno aiutato a superare la paura nei confronti della sessualità, e Papa Ratzinger nelle sue encicliche ci ha aiutato ad armonizzare "eros-philia-agape". Abbiamo dedicato molti giorni per "sostare" su questa domanda e siamo grati alle pubblicazioni che abbiamo letto di Bernhard Häring, di Erich Fuchs e di Xavier Lacroix e alle loro sapienti riflessioni sulla sessualità, che sarà buona se è espressione di una relazione:

  • di vero amore interpersonale paritario e simmetrico, rispettoso della dignità di entrambi i partner;
  • di impegno reciproco ed esclusivo orientato a un progetto di vita comune stabile;
  • aperta alla possibilità di essere feconda, secondo le particolari capacità della coppia.

Vi chiedo di aiutarci in questo confronto critico e costruttivo, consapevoli di alcuni punti positivi di convergenza.
Come reinterpretare la legge naturale?
Rileggiamo insieme il documento della Commissione Teologica Internazionale: "Alla ricerca di un’etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale" (2009). Auspichiamo che la Chiesa non separi dogma e storia, dottrina e vita, Vangelo ed esperienza umana, nella fedeltà a Dio e all’uomo. Papa Francesco ha detto: "La dottrina cristiana non è un sistema chiuso incapace di generare domande, dubbi, interrogativi, ma è viva, sa inquietare, sa animare. Ha un volto non rigido: la dottrina cristiana si chiama CRISTO" (cfr. Papa Francesco al Convegno nazionale di Firenze, 10 novembre 2015).

La morale può cambiare
Da una parte deve avere il sapore del vino nuovo e dall’altra deve superare la tentazione di dire che "il vecchio è gradevole". Per Immanuel Kant la legge morale è universale e valida (il famoso "imperativo categorico"). La morale può cambiare in quanto è legata alla cultura e alla storia — schiavitù, ruolo delle donne, diritti civili, bioetica. I principi di fondo restano gli stessi, ma la loro applicazione e interpretazione cambiano. Se per legge morale si intende un principio universale, essa non cambia; le regole nella società invece cambiano.
Il filosofo Michel Foucault ha detto che bisogna passare dalla morale del codice alla morale della costruzione di sé. La morale aiuta a scegliere tra la vita e la perdizione. Il primo capitolo della Gaudium et spes sulla dignità della persona umana ci aiuta a passare dalla morale "luogo del dovere" a "luogo del desiderio", nell’orizzonte della "pedagogia della felicità".

I mezzi sono:

  • la libertà (G.S. n. 17);
  • gli atti e le passioni;
  • la coscienza (G.S. n. 16) per cogliere ciò che è bene e ciò che è male;
  • le virtù morali e teologali che consentono di provare gioia nella pratica del bene.

La dignità non si merita, così come non si perde mai.
La Chiesa interpreta ed esplicita la legge divina. Un vescovo francese alcuni anni fa disse: "È cambiata la legge sull’usura (cfr. Leone Magno nel V secolo e il Concilio di Vienne nel 1311), cambierà anche la legge sul sesto comandamento" (cfr. Fiducia supplicans), la pena di morte (cfr. CCC).

Tra legge oggettiva e giudizio della coscienza

Non è che la legge morale in sé possa cambiare, ma le circostanze storiche aiutano a comprendere meglio la legge morale. Tuttavia la legge sul matrimonio è direttamente legata alla natura dell’uomo e della donna; mentre molte cose culturalmente e storicamente evolvono, la natura umana non cambia. E nemmeno Dio. Troppa confusione evidenzia il declino morale e culturale del mondo europeo.
L’opposto del relativismo morale è l’assolutismo: ma la legge morale non è relativa e nemmeno assoluta, bensì OBIETTIVA. La "morale della situazione" rifiuta invece la dipendenza da leggi morali universali e si affida al giudizio soggettivo. Pio XII ha condannato l’"etica della situazione" il 19 aprile 1952: nel passare dalla legge oggettiva all’intenzione soggettiva, dalla legge universale al caso particolare, occorre riflettere meglio sul concetto di "intenzione retta".

La voce della coscienza è il giudice delle azioni.
Esiste il principio innato di giustizia in base al quale giudichiamo le azioni nostre e altrui come buone o cattive (cfr. Emilio di Rousseau). La coscienza è uno degli strumenti che l’uomo ha per cogliere il significato morale delle situazioni. La coscienza è un giudizio interiore che prescrive e sanziona. Agire secondo coscienza significa seguire il giudizio della ragione. È un atto interiore umano in cui interagiscono l’intelligenza che scopre il vero ordine e la volontà che deve amarlo. Dopo la valutazione segue la decisione. La voce della coscienza si fonda in Dio (cfr. Socrate nel V sec. a.C., Dostoevskij, Manzoni e Bernanos).
La coscienza non si può ridurre ai condizionamenti esterni socio-culturali. Per questo Socrate resta in carcere, Tommaso Moro paga con la decapitazione contro Enrico VIII il 6 luglio 1535, Edith Stein sceglie di morire ad Auschwitz. Non si può agire soltanto alla luce di un modello etico di riferimento (cfr. il film Le vite degli altri).
La libertà di coscienza è tra i diritti inviolabili dell’uomo (cfr. art. 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione). Purtroppo è possibile una coscienza erronea…. La coscienza dunque deve essere "formata" in riferimento ai fondamenti etici che si applicano anche al di là dell’obiezione tutelata dalla legge. C’è un diritto morale all’obiezione e anche un dovere, però è necessario definire che cos’è essenzialmente la coscienza morale. L’appello alla coscienza non legittima l’anarchia e la violazione delle leggi, e non va confusa con la disobbedienza civile. Deve riguardare un bene moralmente rilevante, un diritto umano fondamentale e il bene comune. C’è compatibilità tra diritto di obiezione e rispetto della legge. Tuttavia l’obiezione di coscienza potrebbe diventare la maschera dietro alla quale si celano scelte di comodo: il rischio di abuso è reale. Nessuno può imporre scelte contrarie alle proprie convinzioni personali.

Formare la coscienza alla ricerca della Verità

Dopo aver "sostato" insieme sulla domanda "la morale può cambiare?", vi invito a inviarci i vostri contributi sul mio sito personale (donaurelioarzeno.online), per elaborare e condividere insieme una risposta convincente. Consiglio di aprire e di consultare il Catechismo (CCC) nella parte terza, sezione prima, cap. III, art. 1 "La legge morale". Le norme etiche fondamentali non sono convenzioni umane mutevoli, ma derivano dalla verità eterna di Dio (Sacra Scrittura e Tradizione), in contrapposizione al relativismo umano. La Rivelazione offre una "bussola" e una segnaletica stradale (chiedo venia per il linguaggio….) ed eleva la morale naturale verso una pienezza d’amore.
Bisogna evitare la coscienza "vuota", spazio aperto senza ricerca della Verità, la coscienza "autistica", chiusura con presunzione di bastare a se stesso, la coscienza "delegante" al manipolatore di turno…. La formazione della coscienza deve armonizzare libertà e verità. È importante l’appartenenza alla comunità ecclesiale per correlare coscienza individuale ed ecclesiale ("noi").


2026-08-13